Proggetto Jôf di Montasio


   
   
   


Fotografare in montagna con una camera grande formato è per me ritrovare "uno stato mentale" speciale, è una fotografia lenta e contemplativa, anacronistica secondo molti...
Una volta trovato il soggetto devo "allestire" la camera rigorosamente sul cavalletto, comporre la scena e stabilire il piano di nitidezza, mettere a fuoco sul vetro smerigliato sotto un telo nero con l'immagine capovolta utilizzando un lentino da 10 ingrandimenti.
Imposto il tempo in base alla previsualizzazione fatta, "carico" l'otturatore a molla, chiudo il diaframma , inserisco lo chassis con la pellicola, sfilo il volet copri negativo, aspetto il momento magico e ... click, finalmente lo scatto!
Praticamente un eternità, un momento dove mi trovo in estasi totale e mi isolo completamente dal mondo esterno, vivo un momento catartico che mi emoziona quasi più del risultato finale!
Dopo aver effettuato le pose inizia la spasmodica ed emozionante attesa dello sviluppo del negativo, ho fatto bene, ho commesso degli errori? Mille dubbi mi assalgono ogni volta neanche fosse la prima foto! Nella mia mente passo e ripasso infinite volte il momento dello scatto e poi, le sere successive, chiuso nel buio della camera oscura, avviene il tanto atteso "miracolo", lo sviluppo del negativo, unico e irripetibile!
Poi ovviamente si passa alla fase di stampa con la quale, con le sue infinite sfumature di grigi, cerco di ritrovare le emozioni e le sensazioni provate il primo giorno sotto il telo nero.
La perfezione ovviamente non esiste ma con tanta fatica e pazienza si può immortalare quell'istante magico che non tornerà mai più, è molto raro anche il colpo di fortuna ma attraverso lo studio, la tecnica e la tenacia è possibile avvicinarsi alla foto perfetta!


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